Alla fine dei sei mesi del mio test “fai-da-te”, sento che la corsa di resistenza è un’attività assolutamente sostenibile per me anche in futuro.
Sono il mio stesso fisico e la mia testa che mi chiedono di andare avanti e la cadenza dei tre allenamenti a settimana mi si addice perfettamente.
Mi iscrivo, dunque, all’associazione sportiva di cui fanno già parte alcuni amici e comincio la preparazione alla mia prima gara competitiva di 10 km.
Prime gare
Durante la preparazione di questa gara perdo subito lo spirito della corsa sensoriale perché cambiano le mie priorità, gli obiettivi e, più in generale, il modo di interpretare la corsa.
La mia muscolatura reagisce bene all’aumento del carico di lavoro dopo i precedenti sei mesi di test di approccio al sensorial running, la respirazione nasale va da sé e non mi crea alcun problema anche con l’aumento della velocità: la modalità sensoriale della mia corsa diventa seriale.
Esordisco, dunque, all’età di 43 anni in una gara di provincia dallo spirito molto goliardico.
Il mio piazzamento è decisamente buono per essere la prima gara a cui partecipo e, nonostante il ritmo più sostenuto di quello tenuto in allenamento, non mi sento stanca per niente.
Il dopo gara è una vera festa con stand che offrono dolci fatti in casa dalle signore del posto, gli amici e gli altri associati che mi fanno i complimenti e la mia soddisfazione personale per la consapevolezza nei miei mezzi che mi dà questa gara.
Continuo, dunque, con i miei allenamenti “in vasca” sulla pista ciclabile di fronte casa: sono molto efficaci perché il tratto in salita di 1,100 km presenta tre livelli di pendenza intervallati da due tratti in pianura che mi consentono un minimo di recupero.
Il ritorno in discesa mi dà la possibilità di allungare il passo e di spingere in velocità.
Infine, le variazioni di ritmo che mi fa fare la musica nelle orecchie aggiungono qualità alla mia preparazione.
Vista la scioltezza nell’affrontare i primi 10 km competitivi, mi spingo subito oltre e mi iscrivo ad una gara di 15 km: anche in questo caso, non batto ciglio e faccio una buona prestazione.
A questo punto, mi rendo conto che arrivare a correre una mezza maratona è un obiettivo alla mia portata. Mi iscrivo ad una gara e mi prendo tre mesi per prepararla.
Durante questa preparazione, nonostante l’estate di mezzo renda le cose un po’ più pesanti, scopro la mia vera dimensione podistica: la distanza dei 21 km è quella ideale per me, perfettamente sostenibile dal mio fisico e dalla mia testa e completamente appagante in termini di benessere fisico e mentale.
Dopo l’esordio nella mia prima mezza maratona, con un caldo umido da paese tropicale, continuo a correre una volta a settimana 21 km per diversi mesi ed a calendarizzare nuove gare di pari lunghezza.
Quell’anno corro sia il 24 dicembre che il 1° gennaio lungo il Tevere a Roma due allenamenti da 21 km e li considero i più bei regali di Natale e Capodanno che mi potessi fare.
Sono al settimo cielo!

Stop-and-go
Con l’arrivo del nuovo anno, però, l’eccesso del carico di lavoro sul mio fisico mi presenta il primo conto salato: infiammazione del muscolo popliteo e primo stop forzato con cura antinfiammatoria connessa.
Imparo da questo infortunio a dosare meglio la lunghezza degli allenamenti e delle gare.
Riprendo pian piano a correre alternando allenamenti e gare da 10 e da 21 km.
Senonché, un anno dopo, commetto un altro errore fatale per la schiena, mio punto debole da sempre: non riesco a trattenermi dal voler fare una corsa sulla spiaggia di 10 km per provarne le sensazioni e, vuoi per il fondo sabbioso instabile e faticoso, vuoi per la contropendenza, dopo la corsa comincio a sentire che c’è qualcosa che non va.
Nuovo stop forzato, visite specialiste e prime cure fisioterapiche che mi impongono riposo assoluto per un paio di mesi, con conseguente crollo di tutta la muscolatura.
Mi sento decisamente frustrata perché mi ritrovo a non poter fare alcun tipo di attività fisica, non miglioro con la schiena e non vedo luce all’orizzonte.
Intuisco che la terapia del riposo assoluto non è la strada giusta per risolvere il mio problema, cambio fisioterapista e per fortuna, con il suo aiuto, riesco a riprendere a correre con trattamenti ad hoc ma anche con una serie di esercizi di potenziamento di tutta la muscolatura, in particolare quella addominale e lombare.
A questo punto, metto la parola fine alla fase di autogestione della mia corsa seriale e decido di continuare a correre con il supporto di questo secondo fisioterapista, peraltro runner ad ottimi livelli competitivi da diversi anni e running coach.

Turismo podistico
Le gare a cui iscrivermi le scelgo sempre con un criterio tutto mio: innanzitutto, non gareggio in pieno inverno perché patisco troppo il freddo.
Non mi interessano le gare che vanno di moda, quelle molto partecipate o in cui si riescono a fare i tempi migliori, correndo con i coltelli fra i denti.
Inoltre, tendo a non ripetere le gare già fatte perché l’emozione provata nel correrle la prima volta esaurisce in me gli stimoli a riprepararle nelle edizioni successive.
Quello che cerco è di fare sempre un’esperienza di corsa in un posto o su un tipo di percorso che mi ispiri, di partecipare a gare minori, in genere in provincia, dove si assapora uno spirito competitivo sano, dove i locali sono coinvolti nell’evento come fosse una festa e contribuiscono alla sua buona riuscita.
Con il tempo scopro anche le gare all’estero: mi piacciono molto perché diventano un modo per conoscere nuovi posti, nuove culture ed aggregano partecipanti provenienti da tutto il mondo accomunati dalla passione per lo sport.

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Se la mia preparazione e partecipazione a corse competitive dai 10 ai 21 km ti hanno coinvolta/o in qualche modo, puoi leggere anche i seguenti articoli in cui parlo di che cos’è il “sensorial running”, delle differenze tra corsa seriale e corsa sensoriale, di cosa ha rappresentato per me la corsa sin da bambina, del mio primo approccio al “sensorial running”, di come puoi diventare sensorial runner, della mia prima ed unica maratona, del mio rapporto corsa-alimentazione, di come mi sono chiamata fuori dal circolo vizioso del running competitivo, di come oggi la corsa sia per me uno stile di vita e di come la corsa abbia inciso sulla mia scelta di vivere trasversale:
- Cos’è il “sensorial running”?
- Corsa seriale vs. corsa sensoriale
- La corsa nel sangue
- Il mio primo approccio al “sensorial running”
- “Sensorial running” per tutti
- Precauzione per l’uso del test
- Test di approccio al “sensorial running”
- Tips per sensorial runner principianti
- Dai 10 km alle mezze maratone
- La mia prima ed unica maratona
- Il post-maratona
- Corsa e bulimia
- Corsa e cachessia
- Fuori dal circolo vizioso
- Correre come stile di vita
- Vivi trasversale, corri sensoriale!






