Il mio primo approccio al “sensorial running”

Riapro quel cassetto, del tutto casualmente, dopo quasi trent’anni e non lo richiudo più. Comincio a sperimentare da sola un approccio sensoriale alla corsa che funziona. Lo porto avanti bene per alcuni mesi ma poi, sulle ali dell’entusiasmo, cedo alla tentazione di prepararmi per partecipare a gare competitive.

Nel 2012 il mio compagno comincia a correre: dopo aver preparato una prima gara amatoriale di 5 km, inizia ad interessarsi all’acquisto di scarpe da running performanti, di un orologio con funzionalità sofisticate per gli allenamenti e si iscrive ad un’associazione sportiva per fare gare competitive.

La corsa comincia a prendergli la mano e mi accorgo che pian piano viene rapito da quest’attività al punto tale che non ci sono condizioni atmosferiche avverse che lo fermino, che pur di rispettare le tabelle di allenamento si alza all’alba o corre la sera tardi dopo il lavoro, che la graduale pesantezza dell’impegno fisico non lo fiacca ma lo tempra.

Tutto questo mi riporta indietro nel tempo e mi fa ricordare che qualcosa di analogo era successo anche a mio fratello quando era adolescente: aveva cominciato a correre di sua spontanea volontà, in solitaria e manteneva una routine di tre uscite a settimana. Non c’era pioggia, freddo o vento che lo trattenessero dagli allenamenti. E questa routine continua ancora oggi come allora!

A questo punto, intuisco che mi sto perdendo qualcosa di veramente speciale.

Mi ritornano in mente le belle sensazioni associate alla corsa nei miei giochi da bambina, le mie doti innate di velocità, resistenza e scatto …

Decido, allora, di riaprire quel cassetto in cui avevo riposto la corsa per tanto tempo e di cercare di capire qual è il fascino che la corsa ha suscitato da sempre in mio fratello e che sta suscitando in quel momento nel mio compagno.

Memore anche della fatidica campestre che mi aveva allontanato per molti anni dalla pratica della corsa, decido di riapprocciarmi ad essa sgombrando la testa da qualsiasi preconcetto, in modo graduale e sensoriale dal punto di vista fisico: il mio obiettivo è solo quello di testare se la corsa fa davvero per me oppure no!

Comincio con tre uscite settimanali, a giorni alterni, correndo 15’ a ritmo veramente blando, avendo pieno controllo dei segnali che mi manda il fisico, senza mai andare in affanno e senza arrivare ad avere sensazioni di nausea.

Mi rendo conto che già questo primo step mi serve a creare un’abitudine per il fisico e la mente, mi riporta a fare, dopo tanti anni, attività fisica all’aria aperta e comincia a darmi da subito benefici in termini di benessere generale.

Incremento pian piano i miei minuti di allenamento …

Dopo alcuni mesi, l’esito del test è decisamente positivo: arrivo a correre un’ora tre volte a settimana, sfato tutte le brutte sensazioni associate alla campestre degli anni del liceo e riprendo il mio vecchio feeling con la corsa.

Sulle ali dell’entusiasmo per la passione ritrovata, un po’ per sfida personale ed un po’ per gioco con un gruppo di amici, mi iscrivo anch’io ad un’associazione sportiva e comincio a prepararmi per partecipare alla mia prima gara competitiva di 10 km!

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Se il mio primo approccio al “sensorial running” ti risuona in qualche modo, puoi leggere anche i seguenti articoli in cui parlo più in dettaglio di che cos’è il “sensorial running”, delle differenze tra corsa seriale e corsa sensoriale, di cosa ha rappresentato per me la corsa sin da bambina, di come puoi diventare sensorial runner, di come per anni ho partecipato a gare competitive, del mio rapporto corsa-alimentazione, di come mi sono chiamata fuori dal circolo vizioso del running competitivo, di come oggi la corsa sia per me uno stile di vita e di come la corsa abbia inciso sulla mia scelta di vivere trasversale:

Maya

È una runner che si appassiona alla corsa nel 2013 ideando e sperimentando su di sé la pratica del “sensorial running”, lavora e viaggia in tutto il mondo dal 2022 ed è autrice dei blog “Sensorial running” e “Corri con Maya” sul sito Run Like Locals dal 2025.

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