Spesso e volentieri si comincia a correre di resistenza perché è un’attività aerobica che presenta diversi benefici fisici, tra i quali la perdita di peso, se abbinata ad un regime alimentare adeguato: infatti, la corsa di endurance accelera il metabolismo ed aumenta il dispendio energetico.
E fin qui nulla di male!
Ma come gestire la corsa nel momento in cui ci si rende conto che sta diventando, sistematicamente, una tecnica compensativa di sgarri alimentari?
A me è capitato di essermi imbattuta in questo tipo di problematica e l’ho gestita nel seguente modo.
Dall’adolescenza ho sempre sofferto di disturbi del comportamento alimentare anche se ne ho preso piena coscienza soltanto sette anni fa, peraltro in modo del tutto fortuito: una collega, nel corso di una chiacchierata, ha pronunciato la parola “bulimia”, non riferendosi affatto a me.
In quel momento, quella parola mi è letteralmente esplosa dentro, nonostante non ne conoscessi bene il significato, e mi sono sentita come una nave colpita ed affondata.
Per fortuna, la mia forma di bulimia non ha mai avuto come tecniche compensative il vomito e/o l’assunzione di lassativi o diuretici, devastanti dal punto di vista della salute.
Ed è questo, purtroppo o per fortuna, il motivo per cui la mia bulimia si è potuta protrarre così tanto nel tempo senza farmi pagare un conto salato in termini fisici, perlomeno finora!
Per rimediare ad uno sgarro alimentare, invece, quello che ho sempre fatto è stato sottopormi ad un regime dietetico molto ristretto e sacrificante, anche se completo a livello di nutrienti.

Così facendo, sono sempre riuscita negli anni ad essere normo-peso, a non far trasparire il problema, perlomeno all’esterno, ed a mantenere un buono stato di salute, a parte la breve parentesi della cachessia.
Il mio travaglio interno e psicologico, però, c’è sempre stato e l’ho vissuto tutto.
Negli ultimi dodici anni, al regime di dieta ferrea ho abbinato anche la tecnica compensativa della corsa, programmando una gara al mese non solo per essere sempre allenata a livello podistico, ma anche per avere uno stimolo continuo a mantenermi in forma, a non lasciarmi andare o comunque a rimediare velocemente ad eventuali sgarri.
Quando sette anni fa ho cominciato ad avere piena consapevolezza dei miei disturbi alimentari, ho capito la strumentalizzazione che stavo facendo della corsa e non volevo assolutamente “sciuparla” attribuendole questo significato negativo.
Come ho già scritto, infatti, la corsa è sempre stata per me qualcosa di veramente speciale sin da piccola: è la massima forma di espressione della mia libertà fisica, emotiva, mentale e mi fa stare bene ed in armonia con me stessa e con tutto/i quello/i che mi è/sono intorno.
Quindi, nel momento in cui mi è stato chiaro che stavo utilizzando la corsa come tecnica compensativa dei miei attacchi bulimici, ho cercato di dissociarla da questo meccanismo perverso non programmando più allenamenti punitivi post sgarro, che erano, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico, piuttosto impegnativi da sostenere.
Ed ho cominciato ad uscire a correre soltanto nel momento in cui il mio fisico aveva smaltito la sbornia dello sgarro di turno ed ero in grado di poter correre godendomi la corsa per la corsa, attivando in modo pieno i miei cinque sensi e facendo sì che quel mio allenamento diventasse un’esperienza piacevole e liberatoria.
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Se il mio rapporto corsa-alimentazione ti risuona in qualche modo, puoi:
– approfondire questo argomento leggendo l’articolo “L’altra faccia della medaglia: quando la corsa smette di essere alleata e diventa un’ossessione” della Dr.ssa Ilaria Poddie, biologa nutrizionista;
– leggere anche i seguenti articoli in cui parlo di che cos’è il “sensorial running”, delle differenze tra corsa seriale e corsa sensoriale, di cosa ha rappresentato per me la corsa sin da bambina, del mio primo approccio al “sensorial running”, di come puoi diventare sensorial runner, di come per anni ho partecipato a gare competitive, di come mi sono chiamata fuori dal circolo vizioso del running competitivo, di come oggi la corsa sia per me uno stile di vita e di come la corsa abbia inciso sulla mia scelta di vivere trasversale:
- Cos’è il “sensorial running”?
- Corsa seriale vs. corsa sensoriale
- La corsa nel sangue
- Il mio primo approccio al “sensorial running”
- “Sensorial running” per tutti
- Precauzione per l’uso del test
- Test di approccio al “sensorial running”
- Tips per sensorial runner principianti
- Dai 10 km alle mezze maratone
- La mia prima ed unica maratona
- Il post-maratona
- Corsa e bulimia
- Corsa e cachessia
- Fuori dal circolo vizioso
- Correre come stile di vita
- Vivi trasversale, corri sensoriale!






