Fuori dal circolo vizioso

Dopo le sensazioni negative della mezza maratona di Napoli, faccio le mie riflessioni, decido di non correre più a livello competitivo e riprendo il sensorial running da dove l'ho lasciato.
Fuori dal circolo vizioso

Al rientro da Napoli mi prendo una brutta influenza che mi spezza letteralmente le gambe ed ha strascichi piuttosto lunghi.

A seguire, il lockdown per il Covid.

Vista la situazione contingente della pandemia, ho il tempo di metabolizzare le sensazioni provate dopo le gare di Chicago e Napoli.

Di lì a breve scrivo una mail al Presidente della mia associazione sportiva, con in copia tutti gli associati: li informo che per me, dopo sei anni, si è chiuso definitivamente il capitolo podistico competitivo, li ringrazio tutti per i momenti vissuti insieme e li saluto.

Devo dire che, nonostante in sei anni abbia fatto poca vita associativa perché mi piaceva partecipare sempre a gare diverse ed in posti nuovi sia in Italia che all’estero, le poche volte che ho corso insieme alla squadra lo spirito con cui lo si faceva era molto bello.

Il Presidente, persona cara e runner appassionato, è sempre stato coinvolgente, disponibile con tutti ed ha mantenuto unito un gruppo abbastanza eterogeneo, sia a livello di età che di performance sportive.

Dietro la mia decisione di mettere fine all’esperienza podistica competitiva ci sono diverse riflessioni.

Le gare di Chicago e Napoli mi palesano il circolo vizioso del running competitivo in cui sono caduta anche io.

Mi iscrivo ad una gara, scegliendo la distanza da correre, la tipologia di percorso e, non ultimo, il posto da visitare nei giorni successivi.

Tutto questo mi evoca delle belle suggestioni che mi danno il boost nella preparazione.

Nelle gare più blasonate, nel mio caso Chicago, queste suggestioni mi portano a spendere cifre spropositate pur di assicurarmi un pettorale.

Fatta l’iscrizione alla gara, soprattutto nel caso della maratona, la maggior parte del tempo libero viene compresso dalla preparazione.

La prima sfida che preparo è quella con me stessa e contro i miei limiti, non solo fisici, ma anche mentali ed emotivi.

In tutto questo rientra anche il discorso di migliorare i tempi fatti in precedenti gare: sarei un’ipocrita a dire di non averli mai considerati durante la mia esperienza podistica.

Ma, per fortuna, la mia priorità è sempre stata quella di correre sentendomi bene, di tenere una postura simmetrica, di godermi la gara e, a valle di tutto questo, di fare una buona prestazione anche a livello di tempi.

I miei risultati migliori sono venuti fuori sempre così, come conseguenza di tutte queste condizioni.

Nel sottoporre il mio fisico a stress da preparazione può succedere di esporlo a rischi di infortuni, più o meno lievi.

E, quando succede, comincio la trafila di accertamenti, controlli specialistici, terapie fisioterapiche ed antinfiammatorie, se necessarie.

I tempi di recupero sono dettati dall’entità dell’infortunio ma, per chi scalpita come me a riprendere a correre, sono sempre troppo lunghi.

Ricomincio a correre con la voglia di recuperare le gare perse, le prestazioni fisiche pre-infortunio e, anzi, di migliorarle.

E questo atteggiamento mentale ed emotivo è pericoloso perché mi espone al rischio di anticipare i tempi per forzare i carichi di lavoro e di ricadere in recidive già in fase di ripresa.

Capisco che tutto questo fa parte del mio bagaglio di esperienza fatto fin qui ma è arrivata l’ora di andare oltre.

Chiusa la parentesi competitiva, infatti, non appendo assolutamente le scarpe al chiodo.

Comincio, molto più semplicemente, una nuova fase evolutiva della corsa, riprendendo quel sensorial running sperimentato per alcuni mesi nel 2013 prima di cedere al canto delle sirene della corsa competitiva e seriale.

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Se il mio chiamarmi fuori dal circolo vizioso del running competitivo ti risuona in qualche modo, puoi leggere anche i seguenti articoli in cui parlo di che cos’è il “sensorial running”, delle differenze tra corsa seriale e corsa sensoriale, di cosa ha rappresentato per me la corsa sin da bambina, del mio primo approccio al “sensorial running”, di come puoi diventare sensorial runner, di come per anni ho partecipato a gare competitive, del mio rapporto corsa-alimentazione, di come oggi la corsa sia per me uno stile di vita e di come la corsa abbia inciso sulla mia scelta di vivere trasversale:

Maya

È una runner che si appassiona alla corsa nel 2013 ideando e sperimentando su di sé la pratica del “sensorial running”, lavora e viaggia in tutto il mondo dal 2022 ed è autrice dei blog “Sensorial running” e “Corri con Maya” sul sito Run Like Locals dal 2025.

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