Vivi trasversale, corri sensoriale!

Grazie alla corsa sensoriale, faccio un lavoro introspettivo e meditativo che mi porta, negli ultimi anni, a tagliare con il passato ed a vivere la vita in modo "trasversale", diverso, non convenzionale.
Vivi trasversale corri sensoriale

La corsa è sempre stata per me uno spazio fisico e temporale intimo, solitario, di confronto con me stessa.

È per questo che non l’ho mai voluto condividere con altri perché avrebbe significato ridurre ulteriormente il poco tempo dedicato a me stessa, quello introspettivo e meditativo.

La corsa, dunque, per me non è mai stata e non è, ancora oggi, semplicemente un’attività fisica.

È stata ed è una componente importante della mia vita, lo strumento principale del processo evolutivo che ho vissuto negli ultimi anni, delle scelte forti che ho fatto tagliando con il passato e del mio essere oggi quello che sono.

Corsa e natura

Quando esci a correre e ti rendi conto che non puoi resistere al richiamo della natura, del vivere all’aperto, del respirare l’aria fresca, dell’essere esposta al sole, al vento o alla pioggia, non riesci poi a continuare a vivere la maggior parte della giornata chiusa dentro le quattro mura di un ufficio e di una casa, a respirare aria viziata e ad avere negli occhi soltanto il riflesso della luce artificiale.

E poi, se questo bisogno fisico di natura che hai è altrettanto forte anche a livello mentale e psicologico, ti rendi conto che non puoi accettare di essere ingabbiata in regole precise stabilite dagli altri per te, orari prefissati che non corrispondono ai tuoi ritmi fisiologici, convenzioni sociali imposte che non senti assolutamente tue dentro, frustrazioni per inadeguatezze che il sistema considera tali, sensi di colpa indotti affettivi e non, pressioni espresse o celate.

Corsa e tempo

Quando realizzi che il tempo che dedichi veramente a te stessa non può essere solo quel poco per mantenere in vita la tua passione per la corsa perché il resto è preso soprattutto dal lavoro e poi, a cascata, dalla famiglia, dalla casa, dagli amici, dagli svaghi, capisci che quello che stai vivendo è un non senso e non è sostenibile.

È solo un gioco perverso ad incastro dei vari impegni che genera ansie, che fa vivere male ogni cosa, che non ti dà modo di goderti nulla.

Corsa e libertà

Se arrivi a questo livello di consapevolezza, quello di cui hai davvero bisogno è libertà, quella stessa che ti dà la corsa correndo, quella vera, quella che ti slega da ogni corda, da ogni vincolo, che ti fa volare in caduta libera, che ti dà adrenalina, ma che ti fa anche tremare i polsi perché non l’hai mai vissuta veramente in tanti anni di vita, non sai dove ti porta e, fino alla fine, non sai se il paracadute si apre o no.

Corsa, ben-essere ed alimentazione

Non è solo running, dunque!

È la consapevolezza di voler stare bene, di essere presente a te stessa, centrata sui tuoi bisogni reali, fisici, psicologici e mentali.

E per stare bene fisicamente uno dei primi bisogni da soddisfare al meglio è alimentarti in modo equilibrato.

Mangiare la quantità di cibo che il tuo corpo necessita veramente, mangiare il tipo di nutrienti di cui sente il bisogno, mangiare nei tempi che detta: se ti sintonizzi correttamente con il tuo fisico queste informazioni te le passa tutte!

Alimentarti senza avvertire il bisogno di concederti degli “sgarri” a compensare aspettative disattese, frustrazioni, insoddisfazioni, vuoti interiori, ad anestetizzare situazioni di una vita-non-vita, a nascondere o rimandare delle prese di coscienza.

Liberandola da questi meccanismi mentali e psicologici compensatori, infatti, l’alimentazione torna ad essere un semplice atto di nutrimento del tuo corpo per farlo star bene non solo adesso ma anche domani e sostenerlo in tutto ciò che vuoi fare.

Ben-essere e stare in forma sono la conseguenza naturale di tutto questo.

Ed anche in questo caso la corsa può essere di grande aiuto: l’importante è non farla diventare soltanto un triste e sistematico strumento di espiazione dei peccati di gola.

Vita pregressa

Natura, libertà, ben-essere, equilibrio, dunque.

Quando ti rendi conto che i tuoi punti cardinali sono questi, non riesci più a vivere in uno schema di vita preconfezionato, in cui il guadagno di denaro ha la priorità assoluta in termini di impegno di tempo fisico, mentale e psicologico.

Non riesci più a vivere in una società in cui: l’apparire ha il sopravvento sull’essere, la semplicità della vita è rimpiazzata dalla sofisticatezza, il consumismo compulsivo prevale sull’essenziale, il superfluo ed inutile soppiantano i bisogni basici e naturali, lo spreco è all’ordine del giorno, l’ostentazione della felicità fittizia è un must ed appaga, la vita virtuale sui social ha la meglio sulla vita reale, l’omologazione è un plus rispetto alla discrezionalità, la competizione è preferita in tutti i campi ed a tutti i livelli alla collaborazione, l’aggressività è una costante, la diffidenza è più diffusa dell’apertura e dell’accoglienza, la spontaneità e l’ingenuità sono considerate punti deboli, ipocrisia e falsità vengono preferite a schiettezza e sincerità, il fare a tutti i costi ha il sopravvento sul riflettere, la velocità dell’esistenza sminuisce il godersi l’attimo, il piacere di fare le cose e di rallentare i ritmi.

Una società in cui è diventato difficile fare, ricevere e ricambiare un sorriso: in tutti i casi costa perché è proiezione dell’assenza di soddisfazione, realizzazione personale ed equilibrio interno.

Il silenzio, interiore ed esteriore, è qualcosa di raro a trovarsi, forse perché fa anche un po’ paura: il rumore e la confusione regnano sovrani ed è più facile nascondercisi dentro.

La privacy è difficile da mantenere, la coerenza è merce rara, la superficialità e lo scarico di responsabilità sono all’ordine del giorno, il senso critico è scambiato per polemica, la precisione e l’andare a fondo vengono considerati pedanteria, l’esperienza ed il know-how non sono valorizzati.

E se non sai vivere in questo Truman Show, sei una diversa, una disadattata, una strana.

Sarà così … io so solo che dopo aver messo il naso nello squarcio della scenografia di questo show, non posso e non voglio più rientrarci dentro, non mi appartiene più, non potrei più recitarci alcun ruolo.

Quello che voglio davvero, invece, è essere attrice-protagonista del mio film personale e non una comparsa nel vivere un format più o meno uguale per tutti in cui si sta in apnea per la maggior parte del tempo e si prende solo ogni tanto qualche boccata di aria.

Non voglio vivere con il pilota automatico attivato ed essere sopraffatta dal tempo che sfugge, voglio che ogni giorno abbia un senso per me, contribuisca alla mia crescita personale ed alla realizzazione della mia vera identità.

Vita trasversale

Vivo da nomade digitale da quattro anni, una vita semplice, libera, prevalentemente all’aria aperta, serena, con ritmi scelti da me, dando senso e forma alla mia creatività, quella sacrificata per una vita intera, che non ha mai avuto il suo tempo ed il suo spazio, quella che viene puntualmente fuori durante una corsa e che mi fa tenere il conto di tutte le nuove idee sulle punte delle dita e che mi costringe a scriverle, appena finito di correre, per non dimenticarle.

Questa è la mia nuova dimensione di vitatrasversale“, nel senso che segue una direzione diversa, alternativa, non convenzionale.

Agli inizi di quest’anno, ancora una volta la corsa ha inciso sulle mie scelte: cercando su Internet dei percorsi di running per correre a Bangkok, infatti, mi sono imbattuta del tutto casualmente in questo sito “Run Like Locals“.

Ho letto con interesse vari articoli, mi sono resa conto che, come runner senza confini, potevo dare un mio contributo ed ho contattato Marco, ideatore, realizzatore e titolare del sito.

Ci siamo conosciuti da remoto, abbiamo pensato insieme a come unire le nostre competenze, energie, passioni per la corsa ed abbiamo cominciato a collaborare.

Ed è così che, finora, sono nati i due blog “Sensorial running” e “Corri con Maya“.

Non so bene cosa mi riserverà il futuro.

In ogni caso, sento di voler continuare a dedicare tempo e spazio alla mia creatività, ad assecondarla e ad andare laddove mi vorrà portare!

Leggi anche …

Se il mio modo di vivere “trasversale” ti risuona in qualche modo, puoi leggere anche i seguenti articoli in cui parlo di che cos’è il “sensorial running”, delle differenze tra corsa seriale e corsa sensoriale, di cosa ha rappresentato per me la corsa sin da bambina, del mio primo approccio al “sensorial running”, di come puoi diventare sensorial runner, di come per anni ho partecipato a gare competitive, del mio rapporto corsa-alimentazione, di come mi sono chiamata fuori dal circolo vizioso del running competitivo e di come per me la corsa sia diventata uno stile di vita:

Maya

È una runner che si appassiona alla corsa nel 2013 ideando e sperimentando su di sé la pratica del “sensorial running”, lavora e viaggia in tutto il mondo dal 2022 ed è autrice dei blog “Sensorial running” e “Corri con Maya” sul sito Run Like Locals dal 2025.

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