Il post-maratona

Nel post-maratona sento il bisogno di far decantare l’esperienza vissuta, di ritornare alla vita di sempre e di non avere impegni extra.
Il post-maratona

Rientrata da Chicago sono piuttosto scarica, non mi va di correre ed ho bisogno di prendermi i miei tempi per fare altro.

Voglio recuperare l’infortunio al piede ed al quadricipite con calma e con il solo riposo.

A posteriori realizzo che con questa maratona ho corso due gare in una: il lunghissimo esaltante del 15 settembre e la 42 km ufficiale, più sofferta.

Mi sento appagata da entrambe le esperienze e non penso di voler partecipare ad altre maratone in futuro.

All’inizio del nuovo anno mi sembra di aver superato i problemi fisici e ricomincio a correre.

Con la preparazione di una maratona nelle gambe è un peccato non riprendere e mi iscrivo alla 21 km di Napoli che si tiene dopo la metà di febbraio.

Dal punto di vista mentale, faccio fatica a ritrovare nuovi stimoli e, dal punto di vista fisico, tendo a chiudermi sul fianco sinistro mentre corro: forse, è ancora uno strascico della cattiva postura assunta con l’ultimo infortunio.

Vado a Napoli da sola perché, per un motivo o per un altro, nessuno dei miei amici riesce a partecipare. 

Il sabato pomeriggio lo trascorro nel villaggio allestito per la gara: ascolto gli interventi di vari ospiti, conosco delle persone e mi godo l’atmosfera goliardica che c’è.

Il giorno dopo la gara non va un granché: non riesco a carburare bene, sono lenta e corro in modo del tutto asimmetrico.

Il percorso non mi esalta, passa in diverse zone della città non significative ed in pochi punti panoramici.

Dopo l’arrivo mi intrattengo un po’ nel villaggio, poi vado in albergo a cambiarmi e mi preparo per il rientro.

Non ne sono ancora cosciente, ma l’esperienza della maratona ha spezzato un filo ed ha esaurito in me il desiderio di gareggiare.

Di lì a pochi giorni comincia pure l’emergenza COVID …

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Se l’esperienza che ho vissuto nel post-maratona ti risuona in qualche modo, puoi leggere anche i seguenti articoli in cui parlo di che cos’è il “sensorial running”, delle differenze tra corsa seriale e corsa sensoriale, di cosa ha rappresentato per me la corsa sin da bambina, del mio primo approccio al “sensorial running”, di come puoi diventare sensorial runner, del mio rapporto corsa-alimentazione, di come mi sono chiamata fuori dal circolo vizioso del running competitivo, di come oggi la corsa sia per me uno stile di vita e di come la corsa abbia inciso sulla mia scelta di vivere trasversale:

Maya

È una runner che si appassiona alla corsa nel 2013 ideando e sperimentando su di sé la pratica del “sensorial running”, lavora e viaggia in tutto il mondo dal 2022 ed è autrice dei blog “Sensorial running” e “Corri con Maya” sul sito Run Like Locals dal 2025.

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