Faccio un passo indietro nel tempo rispetto agli ultimi articoli: anno 2017.
Dopo alcuni mesi di fisioterapia e di sospensione dalle corse, comincio a riprendermi con la schiena e mi iscrivo alla mezza maratona di Berlino, in programma all’inizio di aprile.
Prima meta di turismo podistico estero!

Sono una sorvegliata speciale da parte del mio fisioterapista-coach perché ancora non ho consolidato il lavoro fatto e sono a rischio di eventuali ricadute.
Inoltre, durante i suoi trattamenti fisioterapici lui comincia a notare che la consistenza dei muscoli delle mie gambe è strana.
Mi fa domande specifiche su cosa e quanto mangio ogni giorno, sull’attività fisica che faccio oltre agli allenamenti che mi dà lui, ma non capisco dove voglia andare a parare!
Un bel giorno mi consiglia di fare una visita da un nutrizionista di sua fiducia, esperto nel seguire sportivi professionisti e non, lui stesso runner di ottimo livello.
Prenoto la visita per metà aprile.
Durante la mezza maratona di Berlino comincio a capire sulla mia pelle la preoccupazione del coach sulla questione alimentare: mai sentita così prima, completamente priva di energia, le gambe pesantissime!
Rientrata da Berlino vado dal nutrizionista: mi fa una serie di controlli, capisce la gravità del problema ma non mi allarma.
Mi prescrive un regime alimentare a cui mi devo attenere in modo tassativo, una serie di integratori proteici e controlli a stretto giro.

Esco un po’ frastornata dalla visita durante la quale viene pronunciata più volte la parola “cachessia”, di significato assolutamente ignoto per me.
Mi informo meglio.
A differenza dell’anoressia, nel cui tunnel ho messo il naso per qualche mese da ragazza trovando, per fortuna velocemente, una via d’uscita, con la cachessia non ho il rifiuto del cibo ma quello che assumo non è assolutamente sufficiente, sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo, a sostenere ed a nutrire la mia muscolatura.
Le conseguenze di tutto questo possono essere fatali: atrofia muscolare ed insufficienza cardio-respiratoria.
Seguo, dunque, alla lettera le prescrizioni del nutrizionista, continuo i check-up periodici e sembra che la situazione generale, almeno sulla carta, vada pian piano migliorando.
Nonostante questo, non mi sento in gran forma: per alcuni mesi continuo ad essere molto debole, devo limitare l’attività fisica ed il caldo estivo finisce di buttarmi giù.
Ho anche qualche avvisaglia di aritmie cardiache …

Con la stagione autunnale, il calo delle temperature e gli effetti della cura, finalmente comincio a risentirmi le forze ed a prendere coscienza dello scampato pericolo.
Sono molto grata al mio coach ed al mio nutrizionista per come hanno gestito questa situazione di emergenza, per la pazienza che hanno avuto con me e per l’ottimo risultato raggiunto!

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Se il mio rapporto corsa-alimentazione ti risuona in qualche modo, puoi leggere anche i seguenti articoli in cui parlo di che cos’è il “sensorial running”, delle differenze tra corsa seriale e corsa sensoriale, di cosa ha rappresentato per me la corsa sin da bambina, del mio primo approccio al “sensorial running”, di come puoi diventare sensorial runner, di come per anni ho partecipato a gare competitive, di come mi sono chiamata fuori dal circolo vizioso del running competitivo, di come oggi la corsa sia per me uno stile di vita e di come la corsa abbia inciso sulla mia scelta di vivere trasversale:
- Cos’è il “sensorial running”?
- Corsa seriale vs. corsa sensoriale
- La corsa nel sangue
- Il mio primo approccio al “sensorial running”
- “Sensorial running” per tutti
- Precauzione per l’uso del test
- Test di approccio al “sensorial running”
- Tips per sensorial runner principianti
- Dai 10 km alle mezze maratone
- La mia prima ed unica maratona
- Il post-maratona
- Corsa e bulimia
- Corsa e cachessia
- Fuori dal circolo vizioso
- Correre come stile di vita
- Vivi trasversale, corri sensoriale!






