Brutta sveglia stamane: rumore di generatori perché è saltata la corrente elettrica. Capita da queste parti!
Mi preparo un po’ frastornata ed esco.
L’orologio stenta a prendere il segnale del satellite, lo disattivo subito e parto.
Percorro Calle Santander, la strada più importante con locali, mercato artigianale e venditori ambulanti di cibo e souvenir di ogni tipo.


È sonnolenta, le saracinesche sono ancora abbassate e gli addetti alle pulizie della strada raccolgono i resti della movida di ieri sera.
Data l’ora, circolano pochissimi mezzi di trasporto: apprezzo la tranquillità e l’aria fresca.
La strada asfaltata finisce laddove comincia la passeggiata lungolago e si manifesta lo spettacolo della natura con la vista dei vulcani San Pedro, Atitlán e Tolimán.
Le acque del lago sono quasi ferme e fanno da specchio ai profili dei vulcani.
La luce del sole si riflette sulla loro superficie e ne esalta la chiarezza e la profondità.
Assecondo la passerella in cemento che fa su e giù, mentre continuo a guardare il lago.

Qua e là cani sdraiati sul prato riposano ancora: cerco di non disturbarli.
Arrivo all’altezza dei locali fronte lago: sotto i piedi il cemento cede il passo a sassi un po’ sconnessi che richiamano la mia attenzione nell’appoggio.
Finito il tratto lungolago, rientro verso l’interno e percorro Calle del Río ed El Amate, che mi riporta verso Calle Principal.
Il rumore del traffico, dei generatori di corrente ed i gas di scarico dei veicoli mi costringono ad accelerare per patirli meno possibile.
All’improvviso, però, spunta un branco di cani che rincorre, inspiegabilmente, un pick-up abbaiando: avendo il terrore dei cani, mi fermo all’istante per non attirare la loro attenzione ed aspetto di vederli in lontananza per riprendere a correre.
Ancora spaventata, svolto a sinistra verso Calle del Embarcadero da dove partono le lance per i villaggi lungolago.

C’è già un gran movimento di turisti zaino in spalla, di tuk-tuk e di canne che ondeggiano sul lago.
Di sottofondo, l’inconfondibile odore di tortillas di mais fatte a mano che cuociono su piastre metalliche.
Giro ancora a sinistra su Calle Monte Rey e mi reimmetto su Calle Santander per ripetere il loop: questo è l’unico modo per correre una decina di chilometri qui minimizzando i tratti esposti al traffico e godendo un po’ della vista del lago.
Ulteriori informazioni
Gli altri villaggi sull’Atitlán sono molto più caratteristici di Panajachel ma si prestano poco alla corsa perché sono piccoli, hanno strade con forti pendenze, spesso strette e comunque trafficate.


Le attività che consiglio vivamente di fare nei villaggi, invece, sono trekking e passeggiate lungolago: esistono diversi percorsi panoramici che li collegano tra loro.
La vista dell’alba dalla Nariz del Indio è, a mio avviso, un’altra esperienza che merita di essere vissuta visitando questa zona.
In tutto il Centro America può capitare, durante una corsa, di imbattersi in cani isolati territoriali o in branchi: in questi casi bisogna usare molta cautela e, innanzitutto, fermarsi. Se si avvicinano troppo, può essere di aiuto tirare loro delle pietre (ho visto i locali fare così!) o cercare di allontanarli con un bastone.

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